Casette, cosette
di Glaucy

Sempre un villaggio / sempre una campagna / sempre un blog /... mi ride il cuore, o piange, /

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Il mio profilo


Sto leggendo: Delitti con gli artigli, volume miscellaneo che ospita tre racconti lunghi di altrettanti scrittori: adesso sto affrontando Earle Stanley Gardner con il suo Perry Mason, che è il secondo. Il primo era "I passeggeri dell'Alabama": ci ho messo circa due mesi per finirlo, e francamente sono stata più volte tentata di buttarlo dalla finestra: una noia abissale. Da notare che ho comprato questo Giallo Mondadori, che dall'incipit del primo racconto non mi convinceva del tutto, per due buoni motivi: 1.erano mesi che non usciva un Giallo Mondadori, e per altri mesi non se n'è più trovato uno in circolazione tant'è che volevo lanciare un accorato grido d'allarme facendo un post ad hoc, che si sarebbe potuto intitolare Che fine ha fatto il Giallo Mondadori?; 2.il sottotitolo prometteva racconti con protagonisti felini, i gatti, che comunque mi piacciono. In raltà nel primo racconto di gatto ce n'è uno, sì, che fra l'altro ha un gran bel nome perchè si chiama Tobermory, ma in tutto gli vengono dedicate una dozzina di righe su un totale di oltre duecento pagine. In questo con Perry Mason sin'ora le righe sono una decina: sono circa a metà. Vedremo.
Ho appena comprato: 4 libri: L'ombra di Anubi, di una scrittrice statunitense di cui non ricordo il nome, che comunque è laureata in archeologia; è un romanzo un pò stile Paul Harding, e siccome adoro i gialli ambientati nell'antico Egitto mi ci sono precipitata sopra appena l'ho inquadrato sugli scaffali del supermercato; è pubblicato da TEAdue per la serie "I grandi detectives", o qualcosa del genere; poi ho preso due Gialli Mondadori, uno che parla del Sessantotto americano ed un altro che ha per protagonista Edgar Allan Poe, ed infine ho preso "Una stanza nel buio" (non sono certa del titolo) di Nicci French nella collana Best Thriller: mi piace la scrittrice anche se ho notato che incomincia un pò a ripetersi: sempre donne legate e imbavagliate che riescono poi a fuggire e non si ricordano più niente. Uf.
Ho visto: La rosa bianca: terribile, durissimo ed a momenti quasi disincarnato film tedesco sull'associazione segreta antihitleriana de La rosa bianca. I fatti narrati sono reali: vengono arrestati due studenti universitari di Monaco, Sophie Scholl e suo fratello Hans, ed accusati di alto tradimento per la produzione e diffusione di volantini antinazisti. La parte centrale del film, con l'interrogatorio-duello fra Sophie ed il grande inquisitore Hom, è la migliore, con i due personaggi che si affrontano in una gara di marmorea impassibilità che comunque non cancella le fortissime emozioni suscitate dall'espressione e dalle parole pronunciate da entrambi; il tutto si svolge in quattro giorni: l'arresto, gli interrogatori, il processo e la condanna, l'esecuzione tramite ghigliottina. Se ci riuscite, nel senso: se lo fanno uscire nelle sale della vostra città, andatelo a vedere. Tremendo.
Il pensiero di oggi: perchè non ricordo gli autori dei libri che leggo? Eppure sono una bibliotecaria!
Odio: le persone arroganti, invadenti, supponenti, che non rispettano gli altri.
Adoro:mia figlia e mio marito; Lalique, la gatta. E Lou Reed.
Abbigliamento: casuale ma non troppo, comunque blu e azzurro, talvolta verde cupo o bordeaux; in ogni caso nulla, assolutamente nulla che somigli neppur lontanamente a giallo o arancione.
Vorrei: non aver bisogno di lavorare. AH...
Sono in debito con: Il sito www.millan.net che non soltanto mi ha fornito alcune deliziose faccine, ma mi anche permesso di utilizzarne altre insegnandomi così un altro pò di html
Mi piacerebbe che mi regalassero: una casa a Monterosso. E una in Provenza, sulle montagne.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001








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29/09/2005
Posizioni di particolare responsabilità

Biblioteca, interno primissima mattina. Sento una voce che mi chiama dall'altro capo del grande corridoio centrale: è il direttore prossimo pensionando (se ne andrà da qui, beato lui, nell'aprile 2006). "Devo darti una notizia non bella" - dice. Il mio primissimo pensiero è stato: "Oddio no, devo traslocare di nuovo entro due giorni". Flashback: lunedì c'era stata la riunione del personale durante la quale il medesimo ci aveva comunicato, con un discorso asciutto e senza fronzoli, che la produttività si riduceva quest'anno, per le persone del mio livello (siamo in 4) a ben pochi euri, da destinare ad personam in misura obbligatoriamente non inferiore ad un tot. In sostanza, fatti due conti, i quattrini ci sono solo per due di noi, e gli altri due ciccia. Avevo subito recepito il messaggio con rassegnazione: se c'è qualcuno da tagliare fuori qui sono sempre stata io. E' il prezzo inevitabile da pagare allorquando:
1.si è sempre ottenuto l'ufficio migliore, per conto proprio; per non parlare degli affreschi.
2.si è sempre fatto solo ed esclusivamente ciò che piace fare; il che non significa stiracchiarsi e guardare il soffitto tutto il dì. Anzi. L'esatto contrario. Ma ero - sono - contenta così. Sono sempre stata una one-woman-band.
3.la lingua la si è sempre usata solo per parlare e mai, ma proprio mai, per leccare.
Detto questo, sin'ora comunque la produttività l'avevo presa come tutti gli/le altri/e. E invece. "Quest'anno la retribuzione per la posizione di particolare responsabilità non te la potrò dare" - mi comunica seguitando a sgambettare in corridoio, ansioso di guadagnare il suo ufficio.

Come da copione.
Non ho nememno voluto sapere quale sarà l'altro/a di noi 4 ad essere tagliato fuori. A cosa mi servirebbe? Sai che consolazione
.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 08:20 | link | commenti (17) |
silenzi

19/09/2005
Mettere a posto gli zerbini


Bene.
Sono sfinita.
Ho le mani marroni con sfumature nero-verdastre.
Uno sbaffo di polvere proprio sulla guancia destra, che si vede bene. Ho buttato ancora via e ancora butterò altre cose, compresi gli elenchi telefonici del 1999 che erano rimasti qua a sedimentare, probabilmente perchè quando al tempo era passato l'incaricato per il cambio io non ero in ufficio, mi hanno lasciato il nuovo e non han potuto ritirare il vecchio.
Ma stamattina ho girato il PC e la stampante e, sempre con l'insostituibile assistenza del collega Conservatore del Fondo Antico (che un pò di aureola ce l'ha già dato che accompagna le funzioni domenicali sonando l'organo in chiesa) ho riavuto il numero di telefono, anzi, ne ho due. (di numeri, il
telefono è uno solo).
Mi guardo intorno, prima di andare per la trecentoventisettesima volta a lavarmi le mani. 
Ho davanti il mio vecchio armadio a tre ante in legno (vetro nella parte superiore) timbrato a fuoco 1890, cui ora fa da sfondo un'alta parete a volta interamente ricoperta da affreschi settecenteschi con prevalenza di elementi architettonico-decorativi (colonne, archi, anfore, stucchi dipinti in tinte tenui su sfondi verde-rosati).
Alle spalle l'étagere in legno ancora un pò spoglia, metterò dietro un manifesto per coprire il dorso, che è un pò consunto; sulla parete di destra l'armadietto-guardaroba a tre ante ed il mobile basso (entrambi in metallo) ad ante scorrevoli (bruttino, ma l'ho ereditato. Diciamo che è un'eredità coatta nel senso che me lo devo tenere proprio qui.) e, fra i due, la scalettina ottocentesa a due gradini in legno, utilissima per arrivare ai piani alti dell'armadio.
Che altro c'è?
Ah, si, bhe.
La mia scrivania con il fedele vecchissimo carrello porta elenchi e refugium peccatorum di fogli volanti, idee varie, pagine di blog stampate qua e là, testi di canzoni, boccette di profumo, creme per le mani, foto della GraYcie, dépliants che avranno vent'anni. Ho persino ritrovato i Carmina burana di Horff.
Poi, che altro? Ho elencato tutto mi pare. Ah, no. Le due seggiole per gli ospiti, una con la seduta in pelle e l'altra in tela grezza (a seconda dell'importanza... mannò!!!!!!!!!     scherzo!!!!!).

Vado a sistemare lo zerbino.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 16:26 | link | commenti (18) |
macerie

06/09/2005
Ragazzi/e, c'è il trasloco

Del mio ufficio, dove verrà stabilito il centro-a-stella, qualunque cosa ciò voglia dire (e francamente non m'interessa saperlo più di tanto).
E ho incominciato, come nel 1998 all'epoca del trasloco precedente (ma allora c'era una ditta baffuta che provvedeva, come ha detto il mio collega del Fondo Antico), a ravanare fra vecchie, vecchissime cartelline; sono saltati fuori:

1.i disegni della GraYcie da piccolina
2.fotocopie di mie fotografie in b/n (sono narcisista? Mh, bhe. Forse)
3.boccettine d'inchiostro secco con relative penne e pennini
4. due piccoli peluches della GraYcie, oramai lerci e polverosissimi
5.due grossi e pesantissimi sassi (per tenere ferme le porte d'estate, mica per lanciarli addosso a qualcuno eh. O no? Non me lo ricordo.)
6.tutte le mie preziose collezioni di riviste femministe probabilmente estinte: da Leggere Donna a Fluttuaria, da Lapis a DWF, da Aspririna a Il Diritto delle Donne, per concludere con i mitici volumetti della collana Memoria, della Sperling&Kupfer
7.quantità industriali di atti di convegni, materiali dei medesimi, depliants pubblicitari di ditte produttrici d'arredi ed attrezzature varie per biblioteche e mediateche, pieghevoli di mostre, congressi, stagioni  teatrali passate, vetusti bollettini bibliografici di biblioteche italiane e non: un pò ne ho buttate, qualcuna l'ho tenuta per nostalgia pura
8.numeri sparsi del bollettino dell'unica associazione cui mi sia iscritta: quella degli Amici del mio Liceo Classico, ed anche qualche fascicolo del bollettino studentesco della stessa scuola, che ora frequenta la GraYcie. Naturalmente.
9.tonnellate di cataloghi editoriali ampiamente scaduti: tutti buttati   
10.infinite fotocopie di libri per Unità Didattiche nonchè elenchi di segnature del Fondo Moderno risalenti all'epoca del Primo Grande Trasloco: eliminati anche quelli
11.qualche formica defunta, ma nessun cimice per fortuna

- Destinazione immediata e, mi dicono, provvisoria: la saletta affrescata, in coabitazione con i microfilm.
- Destinazione futura (quando? Ah! Saperlo, saperlo! - diceva il professore Pazzaglia dell'arboriano "Quelli della notte"): un ufficio di nuovo al singolare, al piano di sopra.

Comunque, guardiamo al lato positivo: ho buttato un sacco di carta inutile. 

Un soliloquio di: IOglaucy alle 09:16 | link | commenti (28) |
macerie