Casette, cosette
di Glaucy

Sempre un villaggio / sempre una campagna / sempre un blog /... mi ride il cuore, o piange, /

Link

@Glaucy: il mio indirizzo di posta elettronica
Amerei
BluLu
Borea
briciola nel latte
BubiOnBoard
Casa Baggins
Cosette, casette
Ecate
EducazioneImperfetta
EhMaCheSteeelooo
Fuoridiclasse
Gattostanco
Giarina
GraYcie
Inpuntadipiedi
Jack Skeleton
La GraYcie 2
la Kiara
LAPROSSIMA
Maltusiani end co
Nightfreeqnc
padrepaio
Panda
Placida Signora
Quando qualco§a...
Sciallieventagli
Simone
UrlandoFuriosa

 

Archivio

oggi
febbraio 2008
gennaio 2008
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004

Il mio profilo


Sto leggendo: Delitti con gli artigli, volume miscellaneo che ospita tre racconti lunghi di altrettanti scrittori: adesso sto affrontando Earle Stanley Gardner con il suo Perry Mason, che è il secondo. Il primo era "I passeggeri dell'Alabama": ci ho messo circa due mesi per finirlo, e francamente sono stata più volte tentata di buttarlo dalla finestra: una noia abissale. Da notare che ho comprato questo Giallo Mondadori, che dall'incipit del primo racconto non mi convinceva del tutto, per due buoni motivi: 1.erano mesi che non usciva un Giallo Mondadori, e per altri mesi non se n'è più trovato uno in circolazione tant'è che volevo lanciare un accorato grido d'allarme facendo un post ad hoc, che si sarebbe potuto intitolare Che fine ha fatto il Giallo Mondadori?; 2.il sottotitolo prometteva racconti con protagonisti felini, i gatti, che comunque mi piacciono. In raltà nel primo racconto di gatto ce n'è uno, sì, che fra l'altro ha un gran bel nome perchè si chiama Tobermory, ma in tutto gli vengono dedicate una dozzina di righe su un totale di oltre duecento pagine. In questo con Perry Mason sin'ora le righe sono una decina: sono circa a metà. Vedremo.
Ho appena comprato: 4 libri: L'ombra di Anubi, di una scrittrice statunitense di cui non ricordo il nome, che comunque è laureata in archeologia; è un romanzo un pò stile Paul Harding, e siccome adoro i gialli ambientati nell'antico Egitto mi ci sono precipitata sopra appena l'ho inquadrato sugli scaffali del supermercato; è pubblicato da TEAdue per la serie "I grandi detectives", o qualcosa del genere; poi ho preso due Gialli Mondadori, uno che parla del Sessantotto americano ed un altro che ha per protagonista Edgar Allan Poe, ed infine ho preso "Una stanza nel buio" (non sono certa del titolo) di Nicci French nella collana Best Thriller: mi piace la scrittrice anche se ho notato che incomincia un pò a ripetersi: sempre donne legate e imbavagliate che riescono poi a fuggire e non si ricordano più niente. Uf.
Ho visto: La rosa bianca: terribile, durissimo ed a momenti quasi disincarnato film tedesco sull'associazione segreta antihitleriana de La rosa bianca. I fatti narrati sono reali: vengono arrestati due studenti universitari di Monaco, Sophie Scholl e suo fratello Hans, ed accusati di alto tradimento per la produzione e diffusione di volantini antinazisti. La parte centrale del film, con l'interrogatorio-duello fra Sophie ed il grande inquisitore Hom, è la migliore, con i due personaggi che si affrontano in una gara di marmorea impassibilità che comunque non cancella le fortissime emozioni suscitate dall'espressione e dalle parole pronunciate da entrambi; il tutto si svolge in quattro giorni: l'arresto, gli interrogatori, il processo e la condanna, l'esecuzione tramite ghigliottina. Se ci riuscite, nel senso: se lo fanno uscire nelle sale della vostra città, andatelo a vedere. Tremendo.
Il pensiero di oggi: perchè non ricordo gli autori dei libri che leggo? Eppure sono una bibliotecaria!
Odio: le persone arroganti, invadenti, supponenti, che non rispettano gli altri.
Adoro:mia figlia e mio marito; Lalique, la gatta. E Lou Reed.
Abbigliamento: casuale ma non troppo, comunque blu e azzurro, talvolta verde cupo o bordeaux; in ogni caso nulla, assolutamente nulla che somigli neppur lontanamente a giallo o arancione.
Vorrei: non aver bisogno di lavorare. AH...
Sono in debito con: Il sito www.millan.net che non soltanto mi ha fornito alcune deliziose faccine, ma mi anche permesso di utilizzarne altre insegnandomi così un altro pò di html
Mi piacerebbe che mi regalassero: una casa a Monterosso. E una in Provenza, sulle montagne.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001








Bottoni

 

Counter

visitato *loading* volte

 

 
27/06/2007
CAMBIAMENTI

Mi stavo allenando seriamente, insieme alla mia brava psicologa cognitivo-comportamentale, ad affrontare (superare no, non si può) e vivere, controllandola, la mia fobia del volo.
Nel corso di una delle nostre ultime sedute è infatti emerso un fatto importante: l'origine della fobia.
A 8 anni mi hanno fatto salire sull'ottovolante.
Senza cinghie.
Mia zia mi teneva per un braccio.
E giunte alla fine, sembrava proprio che il trabiccolo piombasse a capofitto nel Po.
Scendiamo.
Mia zia esclama, entusiasta "Bello eh, Glaucy?"
Silenzio.
Si gira e mi lancia un'occhiata: mi scendevano le lacrime senza che io emettessi un solo suono; avevo il maglioncino bagnato. Ho continuato a piangere senza più dire una parola fino a sera, poi sono crollata a dormire.

Dopo quell'episodio ho attuato sempre, in automatico, la famosa manovra dell'evitamento, salvo che poi, quando sono salita su un aereo, mi ero completamente dimenticata di quell'evento e infatti ero contenta di salirci su.
Quando poi ho realizzato che sotto c'era vuoto, che non potevo scendere, è stata la fine. Da allora, altre 4 volte in aereo, e il terrore che aumentava in misura esponenziale. M'ha spiegato la dottoressa che più il tempo passa tra un'esperienza ed un'altra (di volo, in questo caso) più cresce il panico. Per cui io nella fattispecie dovrei volare almeno una volta l'anno.
Mai fatto.
E, notare, mica sono andata a Bali, (24 ore di volo pressochè ininterrotto) no: a Londra. Un'oretta emmezza.
Ma quando sono scesa giù dal velivolo, negli anni Ottanta, l'ultima volta che ci sono stata (sempre destinazione Londra), e dopo aver sperimentato quell'allegra cosetta chiamata VUOTI-D'ARIA, mi sono piegata a baciare il suolo gridando "TERRA TERRA !!!" come Cristoforo Colombo.
Bene.
Dopo tutto questo, niente Berlino e niente aereo.
Devo aspettare un altro anno e mettermi nell'ordine di idee di non effettuare di nuovo la manovra dell'evitamento (sono stata a Londra in treno un sacco di volte, per esempio), ed allenarmi salendo sulla ruota panoramica o sull'ottovolante (ma preferirei la ruota, che ne dice dottoressa?)
OSSIGNUR



Un soliloquio di: IOglaucy alle 12:30 | link | commenti (17) |
magie, di tutto di piu, eppure