Casette, cosette
di Glaucy

Sempre un villaggio / sempre una campagna / sempre un blog /... mi ride il cuore, o piange, /

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Il mio profilo


Sto leggendo: Delitti con gli artigli, volume miscellaneo che ospita tre racconti lunghi di altrettanti scrittori: adesso sto affrontando Earle Stanley Gardner con il suo Perry Mason, che è il secondo. Il primo era "I passeggeri dell'Alabama": ci ho messo circa due mesi per finirlo, e francamente sono stata più volte tentata di buttarlo dalla finestra: una noia abissale. Da notare che ho comprato questo Giallo Mondadori, che dall'incipit del primo racconto non mi convinceva del tutto, per due buoni motivi: 1.erano mesi che non usciva un Giallo Mondadori, e per altri mesi non se n'è più trovato uno in circolazione tant'è che volevo lanciare un accorato grido d'allarme facendo un post ad hoc, che si sarebbe potuto intitolare Che fine ha fatto il Giallo Mondadori?; 2.il sottotitolo prometteva racconti con protagonisti felini, i gatti, che comunque mi piacciono. In raltà nel primo racconto di gatto ce n'è uno, sì, che fra l'altro ha un gran bel nome perchè si chiama Tobermory, ma in tutto gli vengono dedicate una dozzina di righe su un totale di oltre duecento pagine. In questo con Perry Mason sin'ora le righe sono una decina: sono circa a metà. Vedremo.
Ho appena comprato: 4 libri: L'ombra di Anubi, di una scrittrice statunitense di cui non ricordo il nome, che comunque è laureata in archeologia; è un romanzo un pò stile Paul Harding, e siccome adoro i gialli ambientati nell'antico Egitto mi ci sono precipitata sopra appena l'ho inquadrato sugli scaffali del supermercato; è pubblicato da TEAdue per la serie "I grandi detectives", o qualcosa del genere; poi ho preso due Gialli Mondadori, uno che parla del Sessantotto americano ed un altro che ha per protagonista Edgar Allan Poe, ed infine ho preso "Una stanza nel buio" (non sono certa del titolo) di Nicci French nella collana Best Thriller: mi piace la scrittrice anche se ho notato che incomincia un pò a ripetersi: sempre donne legate e imbavagliate che riescono poi a fuggire e non si ricordano più niente. Uf.
Ho visto: La rosa bianca: terribile, durissimo ed a momenti quasi disincarnato film tedesco sull'associazione segreta antihitleriana de La rosa bianca. I fatti narrati sono reali: vengono arrestati due studenti universitari di Monaco, Sophie Scholl e suo fratello Hans, ed accusati di alto tradimento per la produzione e diffusione di volantini antinazisti. La parte centrale del film, con l'interrogatorio-duello fra Sophie ed il grande inquisitore Hom, è la migliore, con i due personaggi che si affrontano in una gara di marmorea impassibilità che comunque non cancella le fortissime emozioni suscitate dall'espressione e dalle parole pronunciate da entrambi; il tutto si svolge in quattro giorni: l'arresto, gli interrogatori, il processo e la condanna, l'esecuzione tramite ghigliottina. Se ci riuscite, nel senso: se lo fanno uscire nelle sale della vostra città, andatelo a vedere. Tremendo.
Il pensiero di oggi: perchè non ricordo gli autori dei libri che leggo? Eppure sono una bibliotecaria!
Odio: le persone arroganti, invadenti, supponenti, che non rispettano gli altri.
Adoro:mia figlia e mio marito; Lalique, la gatta. E Lou Reed.
Abbigliamento: casuale ma non troppo, comunque blu e azzurro, talvolta verde cupo o bordeaux; in ogni caso nulla, assolutamente nulla che somigli neppur lontanamente a giallo o arancione.
Vorrei: non aver bisogno di lavorare. AH...
Sono in debito con: Il sito www.millan.net che non soltanto mi ha fornito alcune deliziose faccine, ma mi anche permesso di utilizzarne altre insegnandomi così un altro pò di html
Mi piacerebbe che mi regalassero: una casa a Monterosso. E una in Provenza, sulle montagne.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001








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22/10/2007
Aiuta la cattedra. Oppure: un tavolo in aiuto

Che sarebbbe come: helpdesk, solo che adesso non si dice più molto in italiano, e ne sanno qualcosa i managerS, che per l'appunto vanno avanti a  suon di brifing, rendering della disctribuscion, àcscion plèn, tredòff e spinòff (per quanto, a detta della GraYcie, quest'ultimo termine non c'azzecchi).

Allora.

Nel nostro piccolo, anche noialtri abbiamo gli aiutatori della cattedra, cioè i tecnici dell'helpdesk. Che sono circa quattro, e dico circa perchè io personalmente ne conosco 4, poi non so: potrebbero anche essere quattro milioni.

Ora li descrivo:
dunque innanzi tutto c'è il BePS, il mio primo teNNico, nel senso che è quello con cui ho avuto a che fare per primo: un problema di stampanti che ogni due per tre s'accartocciavano su se stesse e poi accartocciavano anche i fogli al loro interno, ovvio. Secondo è quello newage: non so se avete fatto caso ma questi newage, che siano helpdeskisti o informatici d'altra categoria o tutt'altro che informatici, che ne so, idraulici per esempio, presentano tutti più o meno le stesse caratteristiche: ascetici, occhi chiari e voce flautata. Gli appartenenti alla razza informatica hanno come òpscional dei palmari  provenienti direttamente dalla NASA. Poi ce ne sono due altissimi: uno ha l'aria vagamente da serial killer e infatti sibila e guarda di sbieco l'interlocutore/trice: salvo poi a scoprirsi padre affettuoso che compra per i pargoli i libri che gli suggerisco io, e con successo, li hanno graditi: provate voi a leggervi il terzo libro di John Beer senza ribaltarvi dalle risate. Quello di La classe fa la ola mentre spiego. Last but not least è l'aiutatore monosillabico: pronuncia una, massimo due sillabe per intervento, ha gli occhi sbarrati ed è gentilissimo.
Ma di poche, pochissime parole.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 12:10 | link | commenti (4) |
biblioteca, di tutto di piu

28/08/2007
Blog vs. Realtà

Ecco, ci siamo: devo dire anch'io la mia sull'argomento.
Ma, è poi un argomento?
Sì è vero, si scrive molto ma molto meno sui propri blog; ma che importa? Se l'obiettivo che ci si dà quando si scrive è quello di tenere un diario, su pagine di [sic] web o di carta, va benissimo anche così. I diari si scrivono quando uno/una si sente di farlo.

Certo, mi mancano i commenti a fiume, i contatori a 40 e passa. Ma che differenza fà, in fondo? Scrivo per riordinare le idee, quello è il mio scopo, e anche per sfogarmi: vedi lunghi post  sulla biblioteca, ampiamente criticati dalla GraYcie tanto nel metodo quanto nel merito.

E mi manca anche il BLar di Sim-One, con l'ultimo post datato 31 agosto 2006. Amerei  da qualche tempo dice di voler chiudere; Giarina ha scritto il 20 maggio scorso e poi più nulla; e Gabriele il 10 luglio. Ma c'è anche chi scrive di più, come EliKat per esempio, e la mia gemella di quadro svedese, la Kiara: ultima arrivata, o quasi, nella numerosa famiglia del vecchio Sam Splinder. Anche se le devo tirare le orecchie, perchè da quando è tornata dalla Sardegna non solo non ha più postato nulla, ma neanche mi ha commentato!!!  

E allora? Allora niente: io continuerò. Il silenzio del blog mi è amichevole, sono abituata ai soliloqui del resto, e infatti la frase sotto al post li evoca, per l'appunto: "Un soliloquio di Glaucy". Quindi il titolo di questo post, alla fin fine, è sbagliato: perchè tra blog e realtà non c'è guerra nè confronti ostili.  Sono, molto semplicemente, due cose diverse.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 09:49 | link | commenti (16) |
a poco a poco, di tutto di piu, eppure

31/07/2007
un mese di distanza

dal post precedente; e ne sono capitate di cose.
1) La Chrysler s'è spenta in autostrada il primo giorno di vacanze , e c'è costato un occhio della testa il trasporto (forse  scioccamente, non abbiamo la tessera di soci ACI) nonchè la permanenza in un albergo trentino per una notte; il mattino successivo il nostro meccanico è venuto a portarci la macchina nuova (per fortuna, l'aveva comprata da quindici giorni) di mio marito e a ritirare l'ammiraglia: le candele che aveva installato (nuove) prima della partenza erano sbagliate, ed hanno danneggiato la valvola.
Pare.
Pare che i pistoni invece siano intatti.
Adesso sono qui che aspetto la telefonata che mi dica che posso andare a riprendermela, e speriamo che la radio e le cassette ci siano ancora tutte (non ho il lettore CD, no, ho tantissime musicassette)
2) Ho nascosto così bene il PIN della Visa che non me lo ricordavo più: a Monaco di Baviera, momenti di forte pathos quando per ben 3 volte sul video si è letto "Codice errato"
3) In albergo hanno scassinato il lucchetto del trolley di mio marito che, per fortuna, non aveva lasciato niente di importante. Nota: io personalmente ritengo che chiudere con i lucchetti le valigie sia del tutto inutile, sono solo un invito per i ladri. Io porto solo capi d'abbigliamento di cui, eventualmente, posso fare benissimo a meno; e scarpe altrettanto. Gli unici valori (soldi, qualche braccialetto e anellini vari) li porto SEMPRE con me.
Mai avuto un problema.
Anche perchè sono cose che lasciano l'amaro in bocca.
4) la GraYcie era permalosa, scontrosa e silenziosa; abbiamo visto tutte le più importanti pinacoteche di Monaco e lei non ha mai commentato nulla. E non le piace il Blaue Raiter.
Tristezza.
5) last but non least: a Innsbruck un piccione mi ha fatto la cacca sulla camicetta.
Bianchissima.
Però abbiamo visto tante belle cose; bevuto una birra SUPERBAMENTE BUONA , mangiato benissimo.
E imparato a sfatare così tanti luoghi comuni sui tedeschi: per esempio, non è vero che sono razzisti (Monaco in certi quartieri sembra Bagdhad) e nemmeno che sono silenziosi; nei ristoranti fanno una caciara che uno esce con le orecchie tintinnanti.
Questo a Monaco.
A Innsbruck invece, dove come giustamente sottolinea mio marito c'era l'Impero, se vai in Theresien Strasse, sempre affollatissima, percepisci solo un vago ed amichevole brusio.
Ed è una piazza.
Ah, Felix Austria!

Un soliloquio di: IOglaucy alle 11:16 | link | commenti (13) |
di tutto di piu

27/06/2007
CAMBIAMENTI

Mi stavo allenando seriamente, insieme alla mia brava psicologa cognitivo-comportamentale, ad affrontare (superare no, non si può) e vivere, controllandola, la mia fobia del volo.
Nel corso di una delle nostre ultime sedute è infatti emerso un fatto importante: l'origine della fobia.
A 8 anni mi hanno fatto salire sull'ottovolante.
Senza cinghie.
Mia zia mi teneva per un braccio.
E giunte alla fine, sembrava proprio che il trabiccolo piombasse a capofitto nel Po.
Scendiamo.
Mia zia esclama, entusiasta "Bello eh, Glaucy?"
Silenzio.
Si gira e mi lancia un'occhiata: mi scendevano le lacrime senza che io emettessi un solo suono; avevo il maglioncino bagnato. Ho continuato a piangere senza più dire una parola fino a sera, poi sono crollata a dormire.

Dopo quell'episodio ho attuato sempre, in automatico, la famosa manovra dell'evitamento, salvo che poi, quando sono salita su un aereo, mi ero completamente dimenticata di quell'evento e infatti ero contenta di salirci su.
Quando poi ho realizzato che sotto c'era vuoto, che non potevo scendere, è stata la fine. Da allora, altre 4 volte in aereo, e il terrore che aumentava in misura esponenziale. M'ha spiegato la dottoressa che più il tempo passa tra un'esperienza ed un'altra (di volo, in questo caso) più cresce il panico. Per cui io nella fattispecie dovrei volare almeno una volta l'anno.
Mai fatto.
E, notare, mica sono andata a Bali, (24 ore di volo pressochè ininterrotto) no: a Londra. Un'oretta emmezza.
Ma quando sono scesa giù dal velivolo, negli anni Ottanta, l'ultima volta che ci sono stata (sempre destinazione Londra), e dopo aver sperimentato quell'allegra cosetta chiamata VUOTI-D'ARIA, mi sono piegata a baciare il suolo gridando "TERRA TERRA !!!" come Cristoforo Colombo.
Bene.
Dopo tutto questo, niente Berlino e niente aereo.
Devo aspettare un altro anno e mettermi nell'ordine di idee di non effettuare di nuovo la manovra dell'evitamento (sono stata a Londra in treno un sacco di volte, per esempio), ed allenarmi salendo sulla ruota panoramica o sull'ottovolante (ma preferirei la ruota, che ne dice dottoressa?)
OSSIGNUR



Un soliloquio di: IOglaucy alle 12:30 | link | commenti (17) |
magie, di tutto di piu, eppure

02/05/2007
Un post che NON parla di biblioteche

Solo che non è semplice: da un anno la situazione qua è radicalmente cambiata, mi dicono che in generale è così per tutte le pubbliche amministrazioni, ma sapete com'è, qui sulle barricate ci sono io, e vedo forse un pò con i paraocchi solo il mio particulare.
Per cui ho deciso di scrivere qui un paio di barzellettine sciocche sentite alla radio, che alla
GraYcie e a mio marito non fanno ridere manco per niente, e a me invece fanno scompisciare: ditemi voi che ne pensate.

Allora: ci sono 5 amici: un veterinario, un sadico, un killer, un necrofilo e un masochista.
Il veterinario dice: "Prendiamo un gatto!"
Il sadico dice: "Prendiamo un gatto e bastoniamolo!"
Il killer dice
: "Prendiamo un gatto,  bastoniamolo e diamogli fuoco!" 
Il necrofilo dice: "Prendiamo un gatto,  bastoniamolo, diamogli fuoco e sodomizziamolo!" 
Il masochista dice: "MIAUUUU!!!!!"

L'altra è particolarmente apprezzata da chi conosce bene la categoria "Informatici":
Ci sono 4 ingegneri: un ingegnere meccanico, un elettronico, uno dei Sistemi Organizzativi ed un informatico. Salgono su una macchina: la macchina non parte. Discutono per ore senza venirne a capo; l'ingegnere meccanico fa: "E' sicuramente un guasto di tipo meccanico, non c'è ombra di dubbio"; ribatte prontamente l'ingegnere elettronic: "Ma nemmeno per sogno, si tratta evidentemente di un guasto legato all'impianto elettrico!". Quello dei Sistemi Informativi interviene a sua volta: "Il problema è dovuto al fatto che questa macchina è prodotta da una ditta con un Sistema Organizzativo da paura".
Stanno lì a parlare per un bel pò, finchè si accorgono che l'informatico non ha ancora aperto bocca; allora si rivolgono a lui e gli chiedono: "Insomma, dì il tuo parere, vogliamo sapere cosa ne pensi".

Quello ci medita su un pò, poi dice:
"Proviamo a uscire tutti e quattro e poi a rientrare!"
Bellina eh?????

Un soliloquio di: IOglaucy alle 10:33 | link | commenti (12) |
magie, di tutto di piu

22/03/2007
PC personali, scippi di TCP/IP ed altre amenità

Riassunto dlle puntate precedenti.
C'era una volta una stupida cui piaceva il suo lavoro = io; questa, dopo qualche annetto passato senza troppi scossoni, e naturalmente senza premi di produttività e/o altre regalìe, improvvisamente si trova senza più aula dove lavorare con le classi di scuole superiore.
Grazie ad un'accanimento, ad un'ostinazione di cui non so proprio chi ringraziare (Madre Natura? Mr.Il-Coraggio-della-disperazione?) riesco comunque a risicare un posticiattolo dove lavorare con le classi e dove fare le conferenze ottobre-novembre-dicembrine.

Su suggerimento della psicologa cognitivo-comportamentale che nel frattempo ho iniziato a frequentare, propongo un incontro con l'Autore in Biblioteca: proposta accettata con (moderato) entusiasmo dalla dirigenza, politica e non.

Bene. Per questa inziativa occorre un PC portatile collegabile ad un videoproiettore: questa volta la dirigente sta dalla mia parte e me li fà arrivare entrambi: il videoproiettore in settembre, ieri l'altro il PC portatile, che serve in particolare per questa iniziativa futura.

MA!
A quanto pare, questo laptop è un unltimissimo modello, velocissimo, bellissimoo, fà un mucchissimo di cose, insomma: vengo a sapere che, scatenatasi l'invidia più rovente, c'è chi ha messo in giro in biblioteca la voce che detto PC portatile è il MIO PERSONALE!!!
Non pago di ciò, il coglione di cui sopra mi scippa il TCP/IP del PC fisso che serve ai MIEI tirocinanti per le ricerche in rete; risultato = loro sono fermi.
Bei colleghi vero?

Un soliloquio di: IOglaucy alle 13:26 | link | commenti (8) |
biblioteca, di tutto di piu

23/02/2007
Elzeviri

   

io lo trovo DELIZIOSO!!! Stavo vagolando su Gooooooooogli Immagini con la parola chiave "libro" e ho trovato questo!!!! Personalmente non terrei mai un coniglio perchè adoro i gatti, anzi, ne vorrei almeno tre in casa ma purtroppo non si può, per vari motivi, logistici e caratteriali (marito vivacemente oppositivo), questo però è davvero unico.

La GraYcie mi ha fregato il tema del post: ha parlato della serata Chaplin dell'altroieri.  Nel mio commento da lei ho detto la maggior parte di quello che avevo da dire; aggiungo solo il delizioso, raffinatissimo particolare del cartello indicatore in "Charlot soldato": sul primo c'era scritto "Broadway" ed era piazzato all'inizio del camminamento, nella trincea; la seconda scritta (stesso cartello, stessa localizzazione) era "Rotten road"; la terza "Paris 1918 km", dove i kilometri sono pari all'anno in cui il film è sato girato.

Questo per ciò che riguarda il primo dei due lungometraggi; il secondo ,"La strada della paura", me lo ricordavo abbastanza perchè l'avevo visto da ragazza.

E adesso, la nota di colore: ho incontrato una vecchissima amica dei ruggenti anni Settanta, ora sposata ad un conte e quindi adeguatamente snob, con la quale ho gioiosamente ripreso uno dei nostri vezzi preferiti: vocetta impostata vagamente nasale + pettegolezzi a valanga, "Caaaara!!!" "Ma hai saputo che C*** è alla quinta fidanzata?" "MANNOOOOO'''', C**** è già sposatoooooo" "Ma TI SBAAAAAGLIII!!!" "NOOOO, ti sbaaaagli TUUUUU!!!"
Eccetera.
In più, grandi strette di mani, baci e abbracci; che mia figlia considera con sdegno, della serie "Aho, tieni a posto quelle mani!"
Ma noi eravamo così; adesso che ci ripenso, eravamo proprio così: effusive, colorate, musicali, avventurose.  
O forse, era solo apparenza.
Fiori nei capelli compresi.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 08:33 | link | commenti (22) |
macerie, di tutto di piu, eppure

18/01/2007
Il mitico prozio Ferdinando

Ho fatto la 2°, 3°, 4° e 5° elementare a Torino, in Borgo Crimea: abitavo in un palazzo adiacente le scuole elementari Don Bosco, di fronte alla palazzina dove spesso soggiornavano le principesse di Casa Savoia, la Titti in particolare (che all'epoca passava per una molto "trasgressiva"), insieme alla mia Nonna Ida, occhi blu e pugno di ferro in guanto d'acciaio, anche se all'apparenza passava per un'amabile vecchina genere Arsenico-e-vecchi-merletti, la mia zia Nanda, ragioniere capo alla Ferrero, e LUI, il mitico prozio Ferdinando.
1.80', occhi verdi, lunghe dita affusolate da pianista anche se in realtà non sapeva suonare una nota pur canticchiando spesso, stonandole tutte, le canzoni di Fred Buscaglione, dal quale aveva mutuato il nomignolo con cui io sola ero autorizzata a chiamarlo: Zio Fred; due lauree: una in chimica ed una in fisica.
 
Figlio di un possidente di Ciriè, era maggior generale dell'esercito ma detestava essere chiamato "Generale" (e chi osava farlo si sentiva staffilare da una voce tagliente che lo correggeva subito): per tutti voleva essere solo il dottor Mazza, anche se poi a pranzo non di rado si lasciava andare a ricordi nostalgici del periodo coloniale, evocando alcune delle più celebri frasi dette in un italiano improbabile dai suoi àscari africani, una delle quali (pronunciata da un poveretto sorpreso a dormire durante il turno di guardia, ahilui) m'è sempre rimasta impressa: "Ma io con un occhio dormillo, con l'altro fare guardìa!".
 
In inverno mi chiamava sul terazzo e mi faceva vedere con la lente d'ingrandimento la struttura cristallina dei fiocchi di neve: io non vedevo circa nulla di quel che mi elencava lui, ma naturalmente gli dicevo "sì si" e "oh è proprio meraviglioso" per farlo felice e non sembrare una cretina; poi tornavo a giocare con i fiocchi delle chiavi degli armadi in salone, perchè a quei tempi di giocattoli ai bambini non se ne compravano molti, e si era fortunati se la mamma (o nonna, nel mio caso) comperava il Tide dove c'erano dentro le bamboline.
 
Nei lunghi pomeriggi autunnali e primaverili mi portava a sgambettare in giro per tutta Torino, colline comprese, e mi permetteva di prendere a calci i cumuli di foglie secche sui viali intrattenendomi con interminabili "istruite" (così le chiamava) su argomenti appassionanti quali la fotosintesi clorofilliana o l'origine dei temporali, di cui non mi poteva fregare di meno, ma non m'importava: a me bastava ascoltarlo ed avere il privilegio di prenderlo per mano quando attraversavamo la strada.
Mi metteva una certa soggezione, a dire il vero, anche per via della statura, ma provavo anche per lui una sconfinata ammirazione.
 
Non mi ha mai abbracciato nè ricordo m'abbia dato un bacio: il massimo della manifestazione d'affetto nei miei confronti era una strizzata fra indice e pollice dei miei padiglioni auricolari, che diventavano regolarmente blu; oppure, ma se proprio si sentiva particolarmente in vena di sentimentalismi, mi dava due buffetti (erano autentici manrovesci, in realtà) a palmi aperti su entrambe le orecchie, facendomele tintinnare a lungo.
 
A questo punto c'è da stupirsi se il mio labirinto sia rimasto un pochino lesionato, inibendomi il senso dell'equilibrio al punto da impedirmi di stare in sella ad una bicicletta?
 
Immagino di no.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 08:19 | link | commenti (21) |
di tutto di piu

09/01/2007
Stanghe, stanghette, stanghettine

Dunque io sono una donna anziana, e come tale oramai necessito di un pajo di paja (contenta, GraYcie?)  di occhiali: con uno praticamente guido e basta, con l'altro invece (quello che ho anche ora) scrivo al PC, lavo i fagiolini, mi faccio un'altra busta di verdure surgelate, stappo una birretta, eccetera.

Il che porta invitabili disagi, soprattutto al supermercato quando, com'è mia abitudine, prima di comprare qualcosa leggo sempre diligentemente l'etichetta e controllo le scadenze. Voi provate a togliere/mettere/togliere/mettere freneticamente gli occhiali in tali circostanze: in una mano il prodotto da acquistare, nell'altra il cestino con le cose già comprate (per far prima raramente mi servo del carrello), nell'altra gli occhiali e nell'altra, chessò, il giornale preso prima in edicola.

Mica facile: infatti, ci vogliono quattro mani. 

La montatura degli occhiali da macchina è fatiscente, praticamente perde i pezzi: e domenica pomeriggio al Bar, mentre mi apprestavo con goduria a portare alla bocca la prima cucchiajata di cioccolata al rhum, avverto uno strano movimento nei pressi dell'orecchio destro, con accompagnamento di un sinistro "crick": s'era staccata la stanghetta. Nota bene: erano gli occhiali da macchina, senza i quali non vedo una beata mazza di nulla e mi è in pratica del tutto impossibile guidare.  

PANICO. Come farò a tornare a casa? Gli occhiali non ci stanno sul naso con una sola stanghetta. La GraYcie mi suggerisce di provare a vedere se il negozio di ottico più avanti è aperto: naturalmente è chiuso. Scopro tuttavia che la stanghetta può essere temporaneamente ricollocata al suo posto, e trepidante mi metto al volante: per fortuna, è andato tutto liscio.

Ieri mi sono fiondata dall'ottico, e questa volta ho deciso, compio il grande passo: mi faccio le lenti progressive. Che poi non posso, in realtà, per la differenza troppo alta nelle diotrrie fra un occhio e l'altro: quindi non progressive, ma ... acc, non me lo ricordo. Trasgressive? Regressive?   

Un soliloquio di: IOglaucy alle 11:29 | link | commenti (13) |
di tutto di piu, caffè, eppure

14/12/2006
Quei Babbi Natale che s'arrampicano

io li ODIO: sono di modissima da almeno un paio d'anni, e già l'anno scorso li trovavo vagamente irritanti con la loro statura da bonsai e le loro gambine/braccine disossate; in più, alcuni sono sistemati in situazioni davvero improbabili, tipo che salgono dal vuoto e si buttano nel vuoto, senza contare che ci sono case dove devono essere tutti cattivissimi perchè il sacco dei doni ha le dimensioni di una scatoletta di Pocket Coffee, anche meno. Quest'anno c'è l'invasione: a torme questi gemelli alieni dalle faccette pericolose e stolide annaspano su ringhiere di balconi, tubature dell'acqua, grondaie, cancelli e cancelletti, porte portoni e portoncini, finestre  finestrelle e saracinesche, spenzolandosi con occhi sbarrati in un vuoto fumoso che solo a loro è dato vedere.  A me fanno persino un pò paura oltre a trovarli grotteschi, più o meno come i nani da giardino; solo che questi sono tutti uguali come gocce d'acqua: stessa divisa d'ordinanza, stessa precaria muscolatura degli arti, inferiori e superiori, stesso sguardo vitreo, stesse brutte facce.

MA INSOMMA: BABBO NATALE E' UNO SOLO!!!
Oh.

Un soliloquio di: IOglaucy alle 07:53 | link | commenti (21) |
magie, di tutto di piu, eppure